in Issue Nº10

Ottobre, il senso di meraviglia

N

on ricordo un ottobre così caldo da mai. Nonché io sia una pianta vetusta, ma penso che quarant'anni siano sufficienti per stabilire che mi trovo di fronte ad un anno climatico senza precedenti. Poi, su scala geologica, non so. Ho trascorso l'ultimo mese con la valigia sempre pronta, e finalmente vivo la televisione come merita di essere vissuta: grande impegno, concentrazione e divertimento. Ho abbandonato la tensione dell'anno scorso, legata ad aver preso troppi treni contemporaneamente, tra conduzioni televisive, la radio, la scrittura del mio primo romanzo, il lavoro come responsabile della comunicazione di due progetti LIFE, e poi l'ansia di volere a tutti i costi trovare una casa che non ho trovato a Milano, la solitudine ma quella vera di un appartamento in un condominio della prima periferia e infine le cene al ristornate cinese. Tutte uguali, tutte a base di gamberi, quasi tutte da sola. Quest'anno non è migliore sotto molti punti di vista, ma è cambiato questo: ho riscoperto il mio senso di meraviglia per la natura e lì ho ricominciato di nuovo a rifugiarmi, quando tutto traballa e le aspettative non incontrano la realtà (mai). Ho viaggiato moltissimo e questo non aiuta il desiderio profondo che avrei di riconnettermi con il mio corpo ed il mio io più autentico. Nessuno ama la routine, eppure le abitudini e i gesti quotidiani sono i pilastri della disciplina, e questa serve se si vuole guadagnare una centratura interiore a prova di vita.

Nel lungo pellegrinaggio televisivo su e giù per la penisola ho toccato diversi parchi e riserve, dalla Sicilia alla Valle D’Aosta. Ho trovato Riserve gestite da uomini appassionati, parchi nazionali e regionali che svettano maestosi sulle pianure, o si allargano nel loro interno o sul confine con il mare. Ho appoggiato la suola degli scarponi su sedimenti marini vecchi di decine di milioni di anni, rocce metamorfiche appartenute allo strato del mantello, sono penetrata all’interno di una montagna attraverso una miniera di magnetite e soprattutto ho scambiato chiacchiere con numerose persone del luogo, enciclopedie viventi del sapere della loro terra. Ho riconosciuto le piante che avevo elencato nei miei copioni, e mi sono stupita ogni volta della quantità sorprendente di endemismi che la flora italiana ancora annovera nelle sue liste. Se dovessi riassumere le mie esperienze naturalistiche in un’unica parola, userei però la parola “habitat”. Perché al di là degli elenchi noiosissimi che descrivono un’area protetta, ciò che più cattura l’attenzione è l’insieme, l’armonia perfetta di forme, funzioni e colori che noi, ancora una volta, abbiamo catalogato.

Cogne, Valle D'Aosta
Barene, Veneto
Riserva dei Calanchi, Basilicata

Tra foreste di abeti, piante rupicole, fiumi infestati dal papiro egiziano, sistemi calanchi e spiagge, il mio habitat del cuore del mese di ottobre è la barena. Una distesa di limo, sabbia e argilla, a forma lievemente di catino, colonizzata da piante in grado di sopravvivere a livelli tossici di cloruri nel suolo, e che hanno sviluppato adattamenti semplici ma efficaci ad uno degli ambienti più ostili alla vita del Pianeta. Ma le barene sono anche il simbolo di uno stile di vita incompatibile con gli ecosistemi più fragili, e sarà questo forse ad avermene fatto innamorare. La loro presenza effimera, e la loro tenacia.

Devo alla natura gran parte del balsamo delle ultime settimane. Mi sono ammalata, non sono ancora guarita del tutto, e non ho trovato grande appoggio nel mio contesto esistenziale alle improvvise eruzioni di ansia (grazie alla meditazione ho sviluppato un notevole controllo delle emozioni, ma a volte ne sono ancora inconsciamente travolta), che ho somatizzato in una sequenza tutto sommato molto ritmica di palpitazioni notturne (appunto). Il potere letterale e figurativo della bellezza della natura può davvero agire sulla nostra psiche, riportandoci al nostro centro e poi permettendoci di recuperare una connessione con gli altri, salvando non solo la nostra dimensione più individuale ma anche la dimensione sociale con cui siamo costretti a confrontarci.

Allevatori della Valle D'Aosta

Lo stesso senso di meraviglia che si prova di fronte ad un paesaggio, alla luce che filtra nel bosco, alla nebbia che si solleva tra i canali di una laguna o semplicemente annusando un fiore, sembra avere una funzione spirituale, di elevazione e connessione con il divino. E questo sia che si creda in un Dio, sia che semplicemente ci si senta tutt’uno con la materia e l’energia dell’Universo. 

La natura nel mese di ottobre è stata un sacerdote, un tramite, un ponte dentro e fuori di me. Se questa sera sono qui che scrivo, ho fatto una doccia e mi sono presa cura della mia pelle, ho fatto una passeggiata con i cani e messo in ordine le idee, insomma se oggi ho ripreso il filo è grazie a lei. Vi invito a cogliere ogni occasione per immergervi in un paesaggio naturale, in una esperienza o nella ricerca di un contatto, per ritrovare il sentiero se lo avete un po’ perso. Dalla prossima settimana insomma vorrei provare a raccontarvi di tanti luoghi naturalisticamente interessanti che ho visitato e darvi qualche suggerimento per riaccendere la luce nel vostro mondo interiore e in quello esteriore, fatto spesso di circostanze fuori dal nostro controllo. 

5 Comments

  • A parte il fatto che scrivi davvero in mofovscorrevoke ed avvincente ma questo lo si sapeva già dai libri che gai scritto, riesci con una descrizione e con una sensibilità quasi uniche a lasciare una porta aperta sul posto che descrivi in modo che chi kegge possa se vuole , provare ad entrare. Mi spiace che la perifetia di Milano ti habbia kasciato quel senso di vuoto e solitudine, non siamo calorosi come il centro sud del nostro.paese, anzi più vai ai margini del grande centro più i paesini sono rimasti fermi, radicati alla vita del dopoguerra tra il bum anni 60 e quelli di piombo fino ai 90 e la gente non è ne fi compagnia ne aperta... un vero peccato perché nella zona San Siro / Rho c'è molto verde e non sembra neppure Milano To ospiterei io se tu volessi fare pace con questa zona per portarti un pochino in giro...

  • Andrea Rovere

    Aspetto i suoi racconti certo che saranno una miniera di informazioni,grazie!

  • Vivo la montagna e le valli delle Alpi del mare dal di fuori, recandomici per entrare nel mio ufficio, al chiuso, alla luce artificiale; la cosa più assurda che un imprenditore possa creare, muri di cemento e legno davanti alla montagna. Aspetto il momento della pausa pranzo per uscire a respirare e la fine del mio orario per rivedere i monti. Non pensiamo abbastanza a noi stessi (la ragione delle nostre / tue palpitazioni notturne) ma rendercene conto grazie anche alle connessioni con un semplice post su un blog forse può svegliarci. Non tutto è perduto. Sta a noi prendere una breve pausa per respirare o una lunghissima pausa per decidere di fare della propria vita una camminata e non una corsa cieca.

  • Meraviglia. La natura lenisce sempre le nostre ansie. Basta cercarla e chiudere gli occhi.

  • Molto profondo e interiore il tuo scritto Pura onesta’ intellettuale . Ed è cosa rara. Credimi .

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